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Il generale Giuseppe Govone

Mondo, identità e storia


Vissuto per l’Unità, morì per la vergogna

"Le memorie segrete, le battaglie smarrite del generale che, fatta l’Unità d’Italia, se ne pentì": è quello che viene riportato sulla fascetta del libro di Giorgio Boatti su un protagonista del Risorgimento, e con questo ci si rende subito conto di chi fosse il generale Giuseppe Govone, Primo Ministro della Guerra del nuovo Regno, suicida eccellente nella sua città di Alba, dopo aver tentato invano di ridurre il peso sociale ed economico dell’esercito sabaudo, uomo tutto d’un pezzo, contrastato in parlamento sia dalla destra che dalla sinistra nascente. Uno dei principali attori dell’Unità d’Italia è stato, con operazione di regime, completamente cancellato dalla memoria nonché dai libri di storia del nuovo Regno e persino della Repubblica. Perché? Perché aveva capito su quali compromessi, su quali errori gravissimi si fondasse l’Unità e in quale baratro di sangue avrebbe fatto precipitare il paese e i popoli che lo abitavano.

Soprannominato "cuore di pietra" dal re Carlo Alberto che aveva ridato Milano agli austriaci, Govone è stato testimone e protagonista di molti drammatici e avventurosi eventi del Risorgimento e Giorgio Boatti ne ricostruisce un diario sempre in bilico tra lucida finzione e realtà romanzesca.
I protagonisti delle guerre d’indipendenza e dell’espansionismo sabaudo emergono dal racconto, opposti alla retorica dominante: da Garibaldi sempre tetro e malato, che si fascia la testa con il famoso drappo nero di Adelaide Cairoli, a Vittorio Emanuele II che si intrattiene amabilmente con l’avversario Radetszsky intessendo un altro affaire segreto, a Nino Bixio impotente contro la rapacità sabauda, a Mazzini odiato per le tante vittime che getta consapevolmente al cannone e alla forca in tentativi falliti di sommossa.

Troviamo il generale Govone anche sui campi di Sebastopoli, testimone impotente della famosa carica dei 600 a Balaclava che vide decimata la cavalleria inglese, e lo rintracciamo dopo un naufragio sulle coste dalmate, che lo porta a conoscere di persona il capo dello spionaggio austriaco, coinvolto nel tentativo di salvataggio di Massimiliano dalla fucilazione decretata dai patrioti messicani di Benito Juarèz.
Ma è sulla repressione del cosiddetto brigantaggio meridionale, su quella feroce e insensata guerra civile che distrusse la solidarietà contadina del Sud con stragi e metodi da guerra coloniale, che Boatti tocca i toni della tragica epopea. L’animo del generale Govone ne uscirà pesantemente segnato e sul suo suicidio, oltre alla follia generata dalla malattia, deve aver sicuramente pesato quella tragica esperienza di sangue.

L’emarginazione di Govone comincia a partire dalla presa di Roma che deve diventare la capitale del nuovo regno. Da questo momento il Govone generale si ritira e il Govone uomo, ritirato nella sua città natale, inizia a scrivere un diario che invano i servizi segreti del ministero dell’interno e della casa reale tenteranno di trovare per nasconderlo definitivamente. Qualcuno questo diario l’ha trovato e lo ha potuto riscrivere.

Un libro che riporta sulla scena uomini e fatti ignorati e che si legge con attenzione tutto d’un fiato e che può dare, al lettore appassionato, molta materia su cui riflettere.

(Giorgio Filograna)

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